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© 2020. MARCO PALLARO DENTAL MANAGER

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LE DIFFICOLTA' CHE AFFRONTO OGNI GIORNO NELLA GESTIONE DI UNO STUDIO ODONTOIATRICO

2026-09-29 16:10

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COME LAVORARE AL MEGLIO,

LE DIFFICOLTA' CHE AFFRONTO OGNI GIORNO NELLA GESTIONE DI UNO STUDIO ODONTOIATRICO

Ovvero: come entrare in studio con un programma preciso e vederlo morire entro le 10:17.

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Ovvero: come entrare in studio con un programma preciso e vederlo morire entro le 10:17.

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Gestire uno studio odontoiatrico è bellissimo.

Credo.

Personalmente non ho ancora avuto tempo di verificarlo.Perché mentre dovresti occuparti di strategie, crescita e futuro dell’azienda, normalmente stai cercando di capire perché manca un bonifico, perché un collaboratore ha cambiato disponibilità, perché un paziente è incazzato e soprattutto perché le fatture, a differenza dei pagamenti, arrivano sempre puntualissime.

Benvenuti nell’imprenditoria odontoiatrica. Dove devi occuparti contemporaneamente di salute, persone, soldi, burocrazia, banche, assicurazioni e imprevisti.

Sempre sorridendo.

D’altra parte vendiamo sorrisi.

Ore 9:00: oggi mi organizzo bene

Ogni tanto commetto questo errore.

Arrivo con una lista, delle priorità e persino l’illusione di sapere cosa farò durante la giornata.

Poi entro.

“Marco, un attimo?”

Nessuna frase nella lingua italiana contiene una minaccia così ben nascosta.

Perché non è mai un attimo.

Può essere un paziente arrabbiato, un collaboratore che “deve parlarti”, un’apparecchiatura morta, una fattura o la mia preferita:

“È arrivata una PEC.”

A quel punto il programma della giornata diventa materiale da riciclo.

 

I pazienti: creature meravigliose

Io adoro i pazienti.

Senza di loro, gestire uno studio odontoiatrico sarebbe decisamente più semplice.

Anche il fatturato sarebbe zero, dettaglio che purtroppo impedisce di approfondire questo modello di business.

Il paziente comunque riesce sempre a sorprenderti.

C’è quello che arriva venticinque minuti in ritardo e dopo quattro minuti in sala d’attesa chiede:

“Scusate, ma c’è ancora molto?”

E tu scopri improvvisamente quanto autocontrollo hai sviluppato negli anni.

Poi c’è quello a cui spieghi il preventivo, mostri fotografie, radiografie, alternative, modalità di pagamento e probabilmente anche l’albero genealogico dell’implantologo.

Alla fine:“Ci penso.”…Scompare undici mesi.

Poi torna:

“Alla fine avevo deciso di farlo.”

Fantastico.

Anche il dente nel frattempo aveva un progetto.

E naturalmente esiste il paziente che alle 18:45 telefona per un dolore che ha “da tre settimane”.

Ma alle 18:45 di oggi è diventato improvvisamente un’emergenza nazionale.

 

Poi ci sono le assicurazioni

Qui entriamo direttamente nella fantascienza.

Il principio è semplice: devi offrire odontoiatria moderna, materiali moderni, professionisti aggiornati, personale qualificato e una struttura efficiente.

Possibilmente con una tariffa stabilita quando Facebook si usava ancora dal computer.

Nel frattempo sono aumentati stipendi, materiali, energia, laboratori, affitti e costo della vita.

Alcune tariffe invece resistono.

Immutabili.Eterne.

Probabilmente un giorno gli archeologi le troveranno insieme ai fossili.

Poi naturalmente bisogna aspettare il pagamento.

E aspettare.

E aspettare ancora.

Nel frattempo provo periodicamente a dire ai fornitori:

“Ti pago appena mi liquida il fondo.”

Non ridono mai.

Manca completamente il senso dell’umorismo nel settore dentale.

 

Poi devi gestire le persone

Qui arriva il vero divertimento.

Perché i numeri saranno anche complicati, ma almeno non hanno carattere, non si ammalano e non ti mandano un WhatsApp la domenica sera.

Bisogna incastrare odontoiatri, igienisti, assistenti, ferie, malattie, disponibilità, bambini, imprevisti, agende e pazienti.

È Tetris.

Solo che nel Tetris, quando sbagli, compare “Game Over”.

In studio arriva un messaggio:

“Ciao Marco, mercoledì alla fine non riesco.”

Mercoledì ci sono ventitré pazienti.

Perfetto.

A quel punto smetti di essere titolare di uno studio odontoiatrico e diventi responsabile dell’unità di crisi della Farnesina.

 

Il fatturato: la più grande illusione ottica dopo il miraggio

Quando qualcuno sente il fatturato di uno studio odontoiatrico normalmente spalanca gli occhi.

“QUANTO FATTURI?!”

Calma.

Il fatturato è quel meraviglioso numero che entra nel conto corrente solo per salutarti.

Passano prima collaboratori, stipendi, laboratori, materiali, finanziamenti, utenze, software, assicurazioni, consulenti, manutenzioni, contributi, tasse e altre spese che sembrano avere una vita sessuale particolarmente intensa perché ogni mese si riproducono.

Alla fine apri l’home banking.

Guardi quanto hai fatturato.

Guardi il saldo.

Richiudi l’home banking.

Lo riapri.

Niente.

Il saldo è ancora quello.

E naturalmente c’è la banca

 

La banca ti ama.

Soprattutto quando non hai bisogno della banca.

Se hai liquidità, patrimonio e nessuna necessità particolare sei un imprenditore solidissimo e improvvisamente tutti vorrebbero finanziarti.

Se invece chiedi denaro per investire, crescere o affrontare una fase finanziaria più impegnativa, parte un’indagine che la Procura probabilmente considererebbe eccessiva.

Bilanci.

Dichiarazioni.

Situazioni contabili.

Proiezioni.

Documenti.

Altri documenti.

Il documento del documento.

Spieghi tutto.

Alla fine manca sempre qualcosa.

Non sai cosa.

Ma manca.

Nel frattempo dovresti anche avere una strategia

Perché mentre succede tutto questo dovresti anche pensare al futuro.

Investire.

Innovare.

Formare il personale.

Migliorare gli ambienti.

Studiare i numeri.

Fare marketing.

Costruire un brand.

Capire dove vuoi essere tra cinque anni.

Tutto molto interessante.

Peccato che in quel preciso momento qualcuno entri nel tuo ufficio chiedendo:

“Scusa, chi ha spostato il paziente delle 15:30 alle 14:30?”

E improvvisamente il piano industriale 2030 può aspettare.

Alla fine capisci qual è veramente il tuo lavoro

 

Il titolare di uno studio odontoiatrico non fa un lavoro.

Ne fa circa dodici, quasi tutti senza averne le competenze.

Un’ora sei imprenditore.

Quella dopo sei psicologo.

Poi amministratore, commerciale, responsabile HR, recuperatore crediti, mediatore, motivatore, tecnico informatico e, nei momenti più difficili, tecnico della stampante.

E attenzione.

La stampante vince sempre.

Poi arriva sera.

Lo studio finalmente si svuota.

Ti siedi.

Guardi il telefono.

E pronunci la frase che ogni imprenditore ripete almeno una volta al mese:

“Vendo tutto e apro un chiringuito.”

Il giorno dopo però sei di nuovo lì.

Con un nuovo progetto.

Una nuova idea.

Un investimento che probabilmente non dovresti fare.

E l’inspiegabile convinzione che questa volta riuscirai finalmente a organizzare tutto.

Poi entri.

Sono le 9:04.

Qualcuno ti guarda:

“Marco, un attimo?”

E ricomincia tutto.

Perché evidentemente non siamo soltanto imprenditori.

Siamo imprenditori con una moderata tendenza all’autolesionismo economico.

Ma tranquilli.

Fa parte del gioco.

© 2020. MARCO PALLARO DENTAL MANAGER